Sostegno alla genitorialità
Spunti di riflessione per madri e padri
Perché rivolgersi a uno psicologo per parlare del proprio ruolo genitoriale
Sulla base della mia esperienza personale ho notato che qualche volta nel mio studio arrivano madri e padri che hanno il desiderio di confrontarsi con un professionista specializzato in pedagogia e psicologia, sul loro ruolo genitoriale; per sentirsi meno in difficoltà e più sicuri rispetto a scelte e gestione di particolari passaggi di vita dei figli.
In queste righe vorrei ricordare giusto alcuni punti fondamentali del ruolo genitoriale.
Per farlo ho deciso di riportarvi alcune parole e pensieri di grandi studiosi e professionisti della materia.
Concetti che potrebbero essere dimenticati e che invece vorrei che ogni genitore portasse con sé.
“E in ogni caso voi farete errori, e questi errori si vedranno, e saranno sentiti come disastrosi, e i vostri figli cercheranno di farvi sentire colpevoli per le loro difficoltà anche quando non ne siete di fatto responsabili. Le vostre ricompense vengono nella ricchezza che può a poco a poco apparire nel potenziale personale di questo o di quel ragazzo o ragazza.» D. W. Winnicott, 1971
Essere genitori
Come si fa ad essere dei buoni genitori? Nel mio lavoro questa è una domanda che spesso mi capita di ricevere e la risposta è che non si fa…
“…un genitore non può essere perfetto”, non può non sbagliare mai.
Bruno Bettelheim ricorda che,
“in quasi tutti i problemi che s’incontrano nell’educare i figli, genitore e figlio sono il problema e contemporaneamente la soluzione.
Quello su cui il genitore può influire è il modo in cui l’evento viene vissuto dal figlio e dunque il significato che esso assume per lui.”
Il genitore ha il potere di influenzare il modo in cui l’evento viene vissuto dal figlio, e dunque il significato che ne trarrà.
Ho voluto riportare tali parole perché credo siano esplicative rispetto all’educazione dei figli e alla relazione che il genitore può costruire con essi.
Quel che è dunque riportato in letteratura è l’importanza del vissuto emotivo del bambino, l’empatia che il genitore sviluppa verso il figlio e quello che riesce a passargli, il modo giusto in cui riesce a fargli vivere determinate situazioni ed eventi di vita.
Accostato a ciò mi piace ricordare il concetto winnicottiano della madre sufficientemente buona.
La madre "sufficientemente buona" di D.W. Winnicott
Uno dei concetti chiave che desidero condividere è quello della madre sufficientemente buona, proposto da D.W. Winnicott.
Per Winnicott essa è una donna capace di tenere tra le braccia suo figlio, sorreggerlo ed accompagnarlo nella vita insegnandogli passo dopo passo ad essere autonomo, a dipendere sempre meno da lei, facendo in modo che egli acquisisca l’abilità di sapersi muovere in mezzo alle difficoltà della vita.
"attivamente si adatta ai bisogni del bambino, un adattamento attivo che a poco a poco diminuisce a seconda delle capacità del bambino che cresce di rendersi conto del venir meno dell’adattamento e di tollerare i risultati della frustrazione"
D. W. Winnicott, 1953
Questa madre non è perfetta, ma è presente, affidabile, capace di sorreggere il figlio, accompagnarlo nei primi passi, e poi lasciarlo andare. È il modello di una madre che aiuta il bambino a diventare autonomo, senza cercare di controllare ogni passo.